Regia di Basuccu, testo ispirato a delle favole sarde di Sergio Atzeni, per la compagnia Origamundi di Cagliari – settembre 1999/ 2000

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NOTE DI REGIA
Il poema drammatico, messo in scena rispettando la sua struttura poetica, è come nella tradizione dei cantastorie, metafora di un bagaglio culturale da trasmettere.
La scena è uno spazio astratto atemporale evocativo, le voci creano delle immagini mentali nello spettatore, la parola è veicolo di emozioni che passa nella violenza e nella delicatezza dei gesti.
Questo testo svela un altro volto d’Algeri, dove neanche la violenza dei recenti anni è riuscita a soffocare la straordinaria poesia che questa città sprigiona. Voce poetica come stendardo intramontabile di libertà d’espressione.
Attraverso i personaggi, Algeri, il cielo, il generale, l’imam… è il poeta che parla, una voce che pone lo spettatore in comunione con le sue passioni, le sue ferite e le contraddizioni che agitano l’animo umano.

<<…ho voluto mettere in scena questo testo  per colmare un vuoto e offrire lo spazio della parola a una cultura araba avanguardista e illuminata, sola resistenza possibile ad una cultura retrograda e oscurantista fortemente divulgata dai media.
La scelta artistica è di dare libertà d’espressione alla voce poetica come momento di confronto e di crescita con il pubblico attraverso lo spazio scenico, non solo spazio fisico, ma gesto di tolleranza verso una visione multiculturale di un mondo da abitare.>>