percorso espositivo d’arte contemporanea

Cagliari, Centro Comunale d’Arte e Cultura Exmà

dal 28 febbraio al 25 marzo 2007

Il progetto nasce dall’incontro di due artisti Maria Cristina Madau, regista plasticienne che impronta la sua ricerca tra il teatro, le arti plastiche e l’arte visiva e Jean-Marie Barotte, che dopo una lunga esperienza come attore con il Teatro Cricot 2 di Tadeusz Kantor lascia il teatro per dedicarsi interamente alla pittura. Il progetto utilizza in modo orchestrato i diversi mezzi espressivi utilizzando le esperienze personali di ciascuno dei curatori.

In mostra saranno esposte opere di: Marta Anatra, Jean-Marie Barotte, Luigi Negro Barquez, A.Benson/ F.Serra, Gaetano Brundu e Andrea Portas, Pina Inferrera, Caterina Lai, Monica Lugas e Paola Porcedda, Maria Cristina Madau, Italo Medda, Carlo Nonnis, Gianfranco Pintus, Rosanna Rossi, Raffaello Ugo, Daniela Zedda.

Catalogo Silvana Editoriale

I contributi critici in catalogo sono della storica dell’arte e critica Lorella Giudici, docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano e della critica d’arte Anna Maria Janin.

La manifestazione cagliaritana, promossa dall’ Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari, dall’Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport della Regione Autonoma della Sardegna, e dall’Assessorato alle attività Culturali, Ricreative e Sport della Provincia di Cagliari, è realizzata in collaborazione con il Consorzio Camù.

I colori dell’estasi è un percorso espositivo drammatizzato che, attraverso la pittura, l’arte multimediale, l’istallazione, la performance e l’azione scenica, intende indagare l’affascinante tema dell’estasi nelle sue infinite declinazioni: oblio, memoria, abbandono, rivelazione, dolore, sogno, miraggio, erotismo e misticismo. L’estasi è dunque intesa come un’esperienza creativa, un processo di estraniamento dallo stato cosciente, un viaggio fuori dal sé alla scoperta dei misteri che stanno dietro e dentro le cose.

Il confronto con l’arte contemporanea, vale a dire con un’arte che parla di noi con il linguaggio del nostro tempo, è esperienza di stupore e di silenzio, ma anche di dolore e di riflessione, un processo di conoscenza che fa affidamento ai segni, alle immagini, ai simboli, ai miti che hanno il potere di evocare la realtà, la storia e la fantasia in un flusso inarrestabile e senza tempo.

Un progetto itinerante: in ogni città il progetto si arricchisce di nuove stanze.

I mezzi espressivi cambiano e cambia anche la forma di fare teatro e arti visive, nascono nuovi linguaggi che rielaborano i temi universali: il corpo, il segno, la parola, il tempo. Il nostro modo di concepire il mondo modifica l’arte e viceversa, una concezione contemporanea ci dà la possibilità di attraversare la dimensione lineare del tempo una volta prerogativa della magia, la mistica o il sogno: la realtà e l’immaginario, il passato il futuro e il presente interagiscono nel virtuale. Potremo quindi dire che questi nuovi linguaggi non riguardano la rappresentazione ma la visione, o la rivelazione: una visione rituale condivisa con lo spettatore, che lascia spazio alla creazione, ponendosi come interrogazione e spazio aperto. Questo linguaggio accoglie il punto di vista dello spettatore che è libero di fermarsi o andarsene, attraversare o soffermarsi dentro o fuori lo spazio scenico. L’ attore si ritira e crea, più che personaggi, visioni condivise con lo spettatore che non necessariamente si identifica con il personaggio ma vive questa esperienza in un rapporto unico che riguarda solo il dialogo con l’opera che ha di fronte. Questa esperienza non richiede un tempo stabilito o la necessaria visione della totalità della durata dell’azione. La visione di un attimo può essere altrettanto coinvolgente: ripugnante per taluni o folgorante per altri. La costruzione e la dimensione del tempo sono variabili. Nella concezione di un’arte totale, questo linguaggio, non racconta ma condivide la creazione come una rivelazione, e lo spettatore viandante va all’incontro di un accadimento, un incidente nel cammino dove l’opera induce eventualmente alla pausa. I confini non riguardano solo teatro ed arti visive ma anche arti visive e teatro: allora la pittura diviene segno, grafia della scena, quella scena mitica, che l’artista ri-crea formalmente come scena iniziatica, una sequenza di stazioni, di un cammino artistico e spirituale.

I colori dell’estasi I   Cagliari

J’ étais
Installazione  video e performance

I colori dell’estasi II   Milano

Carignano vivente
Video installazione

Maria Cristina Madau, Rosanna Rossi, Daniela Zedda

I colori dell’estasi II   Milano

Méditations érotiques
Video installazione

Maria Cristina Madau

? Il teatro > < l’installazione?

I mezzi espressivi cambiano e cambia anche la forma di fare teatro e arti visive, nascono nuovi linguaggi che rielaborano i temi universali: il corpo, il segno, la parola, il tempo. Il nostro modo di concepire il mondo modifica l’arte e viceversa, una concezione contemporanea ci dà la possibilità di attraversare la dimensione lineare del tempo una volta prerogativa della magia, la mistica o il sogno: la realtà e l’immaginario, il passato il futuro e il presente interagiscono nel virtuale. Potremo quindi dire che questi nuovi linguaggi non riguardano la rappresentazione ma la visione, o la rivelazione: una visione rituale condivisa con lo spettatore, che lascia spazio alla creazione, ponendosi come interrogazione e spazio aperto. Questo linguaggio accoglie il punto di vista dello spettatore che è libero di fermarsi o andarsene, attraversare o soffermarsi dentro o fuori lo spazio scenico. L’ attore si ritira e crea, più che personaggi, visioni condivise con lo spettatore che non necessariamente si identifica con il personaggio ma vive questa esperienza in un rapporto unico che riguarda solo il dialogo con l’opera che ha di fronte. Questa esperienza non richiede un tempo stabilito o la necessaria visione della totalità della durata dell’azione. La visione di un attimo può essere altrettanto coinvolgente: ripugnante per taluni o folgorante per altri. La costruzione e la dimensione del tempo sono variabili. Nella concezione di un’arte totale, questo linguaggio, non racconta ma condivide la creazione come una rivelazione, e lo spettatore viandante va all’incontro di un accadimento, un incidente nel cammino dove l’opera induce eventualmente alla pausa. I confini non riguardano solo teatro ed arti visive ma anche arti visive e teatro: allora la pittura diviene segno, grafia della scena, quella scena mitica, che l’artista ri-crea formalmente come scena iniziatica, una sequenza di stazioni, di un cammino artistico e spirituale.