Nel lavoro di ricerca teatrale visiva e plastica, l’artista sperimenta uno stile arborescente che si sviluppa su piani comunicativi e formali diversi, un cammino stilistico che spazia dal corpo, alla parola, alla pittura e alle arti visive.

“In una società dove tutto è spettacolo e la vita reale è rappresentazione, la sacralità dello spazio scenico ci induce ad una riflessione: Lo sguardo e la scena, il corpo la parola e l’oggetto, la scena e la rappresentazione, l’opera e lo spettatore, rappresentazione o rito?

In questo spazio rituale gli elementi che compongono l’opera si animano in una dimensione spazio temporale, tempo d’azione del dialogo del corpo con l’oggetto e della parola con lo spazio. La parola si scrive nello spazio: pagina bianca dell’immaginario dello spettatore che compone la propria opera con gli elementi che fluttuano nello spazio-tempo del rito da lui condiviso. Un linguaggio che riguarda la visione, la rivelazione: una visione rituale condivisa con lo spettatore, che lascia spazio alla creazione, senza linee definite o messaggi da comunicare ma ponendosi come interrogazione e spazio aperto. Questo linguaggio accoglie il punto di vista dello spettatore libero di scegliere il proprio punto di vista. Così l’artista si ritira muto dietro l’opera per lasciare spazio e creare altro da se che è l’opera stessa.

ARTI VISIVEPERFORMANCESLIRICATEATRO

Così i confini diventano dei passaggi, delle soglie da attraversare, allora l’immagine diviene segno, grafia della scena, quella scena mitica, che l’artista ri-crea formalmente come scena iniziatica, una sequenza di stazioni, di un cammino artistico spirituale.”